La traduzione invisibile 

(ossia “Quello che il cliente – probabilmente - ignora”)

 

L’universo è fatto di cose visibili e invisibili.

Le prime servono a fissare un contesto chiaro. Le seconde, a capirne il senso.

Nel mondo della traduzione, le cose visibili (ossia quelle di cui il cliente è a conoscenza) sono, in genere, gli scambi di e-mail con il traduttore, i testi tradotti e le fatture.

Parole scritte su schermo o su carta. Materia ed evidenza - e dunque soltanto la punta dell’iceberg.

Il lavoro invisibile di un traduttore, invece, rappresenta “tutto il resto” e costituisce al tempo stesso l’essenza della sua attività. Questo lavoro comprende una serie di aspetti sui quali conviene soffermarsi - perché, appunto, sono importanti.

 

Destrutturazione e ri-composizione del testo (con relativa trans-creazione*)

Traducendo, la mente esegue numerose azioni, le quali, essendo appunto mentali, risulteranno invisibili. Tra di esse, troviamo ad esempio la destrutturazione del testo di partenza e la sua susseguente ricomposizione nell’idioma di arrivo.

A seconda del tipo di stesura, l’attività mentale potrà assomigliare a una danza fluida e naturale (se stile e contenuti sono chiari e famigliari) oppure a una ginnastica contorta e faticosa (se il soggetto o la forma sono complessi, oppure sfavorevoli).

Facile o difficile che sia, il volteggio cerebrale sarà comunque sempre acrobatico, in quanto richiederà l’impiego - spesso simultaneo - di entrambi gli emisferi dell'encefalo: quello che funziona in termini logici e quello che, invece, opera su basi creative e intuitive.

Il traduttore, infatti, traducendo scompone il testo in parti logiche e analizzabili e lo ricompone utilizzando (anche) conoscenze, ricordi e pure percezioni e sensazioni. Spesso, pratica anche la trans-creazione, ossia adatta il messaggio di origine reinterpretandone termini o contenuti.

In certi casi ostici o ingarbugliati, la destrutturazione del testo può anche avvenire fisicamente, ossia su carta (sì, su vera carta - e quindi non soltanto sullo schermo).

In un contesto di traduzione medica, ad esempio, a volte ci si ritrova a dover scomporre alcune descrizioni di processi fisiologici in singoli concetti, che verranno poi riassemblati sotto forma di schemi, disegnini o altri tipi di illustrazioni. Questo nuovo approccio con i contenuti del testo, più fisico e diretto, consentirà di capire al meglio i diversi legami di causa-effetto dei vari tasselli che lo costituiscono e, di riflesso, aiuterà ad immergersi nel vero messaggio del documento e a preservarne il senso reale nel ritradurlo - anche quando lo si reinventa.

Pare strano, ma è così.

Un tale esercizio mentale a più livelli non è soltanto faticoso e appagante, ma è decisamente inevitabile e costituisce uno degli elementi chiave (invisibili) del processo di traduzione.

 

Analisi, ricerca e rimessa in discussione

Il contesto del documento da tradurre può essere noto e famigliare e ciò ne semplificherà indubbiamente la traduzione, ma non risparmierà comunque il traduttore da un lavoro di analisi e di ricerca accurata sul piano logico, concettuale, semantico e/o terminologico.

Frasi e concetti, infatti, possono richiedere verifica e analisi anche quando sono (o sembrano) ovvi e assimilati: si effettueranno ad esempio ricerche terminologiche su corpora di riferimento, nella base terminologica personale o su (altre) fonti disponibili in rete, come ad esempio pubblicazioni o altri generi di articoli. Di fatto, si appaieranno termini e concetti (mentalmente ma non solo), per poter convalidare il proprio lavoro.

Il lavoro di ricerca si esprimerà anche sotto forma di corsi di aggiornamento, di scambi inter pares e di letture varie inerenti argomenti affini con il proprio mestiere - ma non solo.

Rimettersi in discussione è una delle competenze che un traduttore deve avere, anche quando “se ne intende”. Questo “lavoro su sé stessi” è un’altra delle attività invisibili.

 

Consulting e valutazione

A volte, si rimane inchiodati su un termine un po’”stravagante” o su un’espressione ostica. In questo senso, i forum di colleghi professionisti (ai quali io però non faccio mai appello) possono fornire utili consigli che aiuteranno a sbloccare una frase, a decifrare quella strana espressione complicata oppure a trovare quel termine che proprio non ci viene.

In seguito, il traduttore valuterà le risposte ricevute e sceglierà quella che più si addice al suo caso.

Tutto questo, il cliente lo ignora. Ma avviene - ne stia certo!

 

E dopo la traduzione: la rilettura

Un cliente, una volta mi ha chiesto: “Ha tempo per una semplice rilettura?”

La domanda mi ha fatto sorridere. E siccome intrattengo un buon rapporto con lui, gli ho risposto con un pizzico di umorismo: “Sì, anche se una rilettura non è cosa semplice!”.

Essa, infatti, comprende numerose tappe, alcune delle quali potranno venir eseguite dai correttori di testo dei programmi informatici correntemente in dotazione (di cui evito di proposito di menzionare il nome). Altre, invece, dovranno imperativamente venir eseguite di persona, ossia da occhi esperti.

Del primo tipo di verifica fanno parte, ad esempio, gli errori di battitura, gli spazi prima e dopo i segni di interpunzione (punti, virgole, trattini, parentesi, ecc.) e alcuni errori di ortografia di nomi propri correnti (noti al proprio correttore automatico).

Le software specializzate, ossia quelle in dotazione a molti traduttori, sono in grado di eseguire anche comparazioni più sofisticate, applicabili sia ad un solo testo (quello di arrivo, ossia quello tradotto), sia ad entrambi i documenti (ossia in lettura parallela del testo di partenza e di quello di arrivo): sanno ad esempio controllare se una parola, scritta in corsivo nella versione originale, rimane in corsivo anche in quella finale. E se gli stili sono stati ripresi correttamente (titolo 1, 2, ecc.). Oppure se è il testo è stato tradotto per intero (sempre basandosi sulla versione originale).

Per tutti gli altri tipi di verifica, invece, almeno a mio parere, occorre l’occhio umano – e quindi la sua esperienza: ho omesso alcune parole**? Ho rispettato tutti i salti di paragrafo? Ma questo termine si scrive in maiuscolo o in minuscolo? E quell’acronimo, che ho tradotto dall’inglese, lo lascio in carattere rotondo o ne evidenzio la traduzione mettendolo in corsivo?

Esatto: la rilettura non è cosa semplice: richiede tempo, attenzione e concentrazione. Tutte cose invisibili – ma molto importanti.

Se poi ad essa aggiungiamo la revisione (bilingue) del testo tradotto, operazione ancora più complessa che descrivo in questa pagina, la portata del gesto aumenta ancora.

 

Gestione, promozione e trattative

Ma non è finita qui: se oltre a quanto descritto precedentemente si considera anche la componente imprenditoriale del mestiere, infatti, la lista delle cose invisibili si allunga ulteriormente. E di non poco.

Come ogni altro imprenditore, infatti, il traduttore che esercita un’attività in proprio si ritrova a (dover) gestire, oltre ai testi da tradurre, anche la sua azienda. Come in fondo è giusto che sia.

Questo lavoro, però, è oneroso - in termini di tempo e di energie.

La gestione d’impresa avviene a diversi livelli: amministrativo, burocratico e persino legale. In pratica, si trascorre una determinata parte del proprio tempo a creare o ad aggiornare i propri documenti di servizio (ad esempio i listini prezzi e le condizioni generali), a gestire i diversi profili sui social professionali (LinkedIn, Proz, Translators Café, Aquarius e chi più ne ha più ne metta), a creare articoli (tipo questo) o annunci pubblicitari, e a cercare nuovi clienti - o a curare il rapporto con quelli già in dotazione.

In alcuni casi, si investe parecchio tempo anche in riflessioni: si cogita ad esempio sul prezzo da proporre in un’offerta oppure ci si affanna su un’importante e-mail di trattativa o di spiegazione.

 

Tutto ciò è capitale e richiede tempo, impegno e attenzioni. E, nel contempo, risulta invisibile agli occhi del cliente.
Quando salda una fattura, però, egli paga anche per queste accuratezze. È quindi utile e necessario che ne sia a conoscenza.

 

(Lorenza Oprandi, gennaio 2021)

Se desidera reagire a questo articolo, può scrivermi qui. La ringrazio già sin d'ora!

 

 

 

*Transcreazione, dall’inglese transcreation: translation+ creation, ossia traduzione e creazione

** A seconda del contesto, questo tipo di verifica non può venir eseguito dalla software per traduttori, ma dev’essere effettuato manualmente

 

Go top